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Premessa: chi scrive non ha mai visto un film di Indiana Jones, e potrà procedere solo per stereotipi, chiedo quindi venia a tutti i fan sfegatati.

Questa che vado narrandovi è una storia molto bella e molto vera. Oppure non è né l’una né l’altra. Oppure un po’ più di questo e un po’ meno di quello. Insomma è una storia, niente di più, ma spero neanche niente di meno.

Pochi sanno che l’archeologo più famoso di sempre, Indiana Jones, ha un cugino: Smith Jones.
Chi? Sì, avete capito bene, è proprio lui: Smith Jones. (Prendete un qualsiasi albero genealogico della famiglia Jones e verificate con i vostri occhi, e, se questa risulta esservi un’impresa assai ardua, non vi basta che fare affidamento alle mie parole). Smith Jones, come suo cugino, è un archeologo, con l’eccezione che non gliene riesce una giusta. Ogni avventura si conclude con un nulla di fatto perché ha sbagliato a interpretare la mappa o non ha saputo ben contare i passi che lo dividevano dal tesoro. Fatto sta che questo Smith Jones è l’umana incarnazione di tutti noi, eterni perdenti e sconfitti, che comunque non smettono mai di rialzarsi e continuare a cercare.

Un bel giorno, o forse era un brutto giorno, gli arriva all’orecchio la voce di una ancora non ritrovata statuetta di Frahali dai poteri magici: avrebbe portato serenità e tranquillità nella vita di chi la possedesse.Forse per l’avventura, forse perché questa statuetta gli avrebbe fatto comodo dato che non ne poteva più di vivere all’ombra del cugino, si mise in cerca di ulteriori indizi.
Passarono gli anni e finalmente il puzzle era completo: la statuetta si trovava nel vicino tempio di Akustonia che conosceva benissimo, perché aveva passato tutta la sua infanzia nei pressi di quel luogo.
La fortuna iniziava davvero a girare dalla sua parte!
Zaino in spalla, neanche troppo pesante questa volta, e via, al ritrovamento della statuetta perduta!
Il tutto è molto facile: le istruzioni che ha sono chiare e limpide e tempo mezza giornata la trova. E’ lì in bella vista nel mezzo del tempio, deve solo avvicinarsi e prenderla con sé.

Gli anni passarono e la statuetta è ormai nella tristemente spoglia bacheca del nostro Smith. Poco importa perché adesso ha una famiglia bellissima a cui badare: una moglie bellissima e due bambini che sono la gioia delle sue giornate. Ovviamente tutto grazie alla statuetta: ha conosciuto la sua amata solo per la leggera fama che quella scoperta gli aveva fatto godere.La statuetta gli aveva davvero cambiato la vita, rendendola serena e tranquilla, placandogli l’animo per i suoi insuccessi, facendo di lui una persona felice di essere al mondo.Fino a che un bel giorno, o forse un brutto giorno, suo cugino si interessò della statuetta. Indiana, che tiene davvero a cuore le scoperte, iniziò ad indagare l’autenticità della statuetta. Poteva forse quella statuetta essere un falso, una copia? Il tempio era davvero rimasto incustodito per tutto quel tempo? Il nostro Smith non si era mai posto certe domande e le riteneva obsolete in quanto minavano a ciò che aveva raggiunto.

Insomma serenità e tranquillità erano giunte nella sua vita e non poteva essere che merito della statuetta, vagliare un’ipotesi che sostenga la falsità di essa sarebbe stato da veri stupidi.
Indiana però non riuscì nel suo intento, che la statuetta sia falsa o vera non è possibile da dimostrare, per quanto egli eccella in questo genere di cose.
Riesce però a notare qualcosa di più interessante: suo cugino quando ha creduto di aver trovato quell’oggetto miracoloso si è messo l’animo in pace e ha iniziato ad apprezzare la vita così come è, senza forzarla in troppe peripezie in cui non riusciva a districarsi.
Indiana decise di non comunicare questa sua scoperta al cugino, conscio del fatto che egli non era ancora pronto per riuscire a continuare su quella strada senza quel credo.
Forse la statuetta era un falso, magari prodotto per imitare la vera statuetta che era davvero introvabile. Poco importa. Fatto sta che Smith condusse per il resto della sua esistenza una vita serena e tranquilla.

Una storia simile è quella di Iblis Jones, antico avo dei nostri due protagonisti. Anch’egli archeologo fallimentare, dal carattere molto più acceso di quello del nostro Smith. Un bel giorno, o forse un cattivo giorno, gli giunse all’orecchio la voce di una statuetta dai poteri magici. Questa avrebbe portato una forza sovrumana, permettendo di soggiogare chiunque, a chi l’avrebbe posseduta. Anch’egli la trovò, e da quel giorno non fece altro che portare morte e distruzione ovunque andasse…

Stefano Pisano

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