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Se c’è una cosa che noi Italiani sappiamo fare veramente bene è parlare tanto di cose di cui non capiamo assolutamente nulla. Ci piace proprio riempirci la bocca di parole il cui significato ci è completamente (o quasi) oscuro. Credo che un fenomeno del genere sia successo nell’ultimo periodo con le parole della finanza, diventate di uso “comune” dopo che la crisi economica ha investito il nostro sistema. Vi vorrei proporre un breve compendio di queste parole che utilizziamo o che sentiamo spesso ma di cui, forse, non comprendiamo appieno il senso. Non essendo un esperto di questa materia (anzi, capendoci veramente poco) mi affiderò alle definizioni dell’ ”Enciclopedia Treccani” o ancora di “Wikipedia”, cercando di spiegarle in parole più semplici.

Iniziamo con lo “spettro” che assilla il nostro paese sin dall’inizio di questa crisi (dal secondo trimestre del 2008), il famoso “spread”. “Lo spread fra due tassi di interesse è la differenza fra i tassi di rendimento a scadenza di obbligazioni di due diversi emittenti con la stessa durata, misurata in punti base (100 pb=1%): alti tassi sono considerati sintomi di timori del mercato circa la solvibilità dell’emittente sull’orizzonte temporale coincidente con la durata del buono.” Non avete capito niente, giusto? Normalissimo. Cerchiamo di spiegarlo allora: lo Stato italiano (come tutti gli altri stati del mondo, ad esempio la Germania) ha bisogno di un prestito. Riceve dei soldi (emettendo dei Titoli di Stato) che dovrà poi restituire, ovviamente con degli interessi. La differenza di percentuale di interessi che uno stato deve restituire rispetto ad un altro stato è lo spread. Se ad esempio la Germania deve restituire il 6% di interessi e l’Italia invece il 10%, lo spread sarà di 10 – 6 = 4 = 400 punti base. Perché, se il valore aumenta, ci dobbiamo allarmare? Perché indica che il rischio nell’acquistare i nostri Titoli di Stato è aumentato e quindi gli investitori avranno meno fiducia nel nostro paese. Inoltre, maggiore è lo spread maggiore è il rischio per lo Stato di non riuscire a ripagare i suoi debiti e quindi spread elevatissimi possono condurre nel medio – lungo termine alla dichiarazione di insolvenza sovrana, fallimento, bancarotta o default dello Stato oppure richiedere misure drastiche di politica di bilancio fortemente restrittive con riduzione della spesa pubblica e/o aumento della tassazione sui contribuenti per evitare il fallimento con effetto inevitabile però di diminuzione del reddito (dunque della domanda) e degli investimenti e quindi, in ultimo, ripercussioni negative sulla crescita economica.” (la situazione descritta è quella verificatasi in Italia recentemente).

Abbiamo parlato tanto sopra di “Titoli di Stato”. Già, ma cosa sono? “I Titoli di Stato sono obbligazioni emesse periodicamente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze per conto dello Stato con lo scopo di finanziare il proprio debito pubblico o direttamente il deficit pubblico”. Questo credo che sia un po’ più facile da capire. In pratica sono uno dei modi che ha lo Stato per ottenere soldi da poter reinvestire in tutte le attività e nelle numerose spese di cui si fa carico. Ne esistono di diversi tipi, con scadenza e rendimenti diversi (qui trovate ulteriori informazioni). Nel discorso sullo spread si fa spesso riferimento ai “Bund” tedeschi (il loro rendimento costituisce la base su cui vengono calcolati gli spread di rendimento dei titoli di altri paesi dell’eurozona perché sono considerati i Titoli di Stato più “sicuri”) e ai “BTP” italiani.

Esiste poi nel nostro sistema finanziario la “Banca Centrale Europea (BCE)”. “La Banca Centrale Europea (BCE) è una delle istituzioni dell’Unione Europea (UE). Istituita con il Trattato di Maastricht (1992) e costituita il 1° giugno 1998, ha sede a Francoforte. Dal 1° gennaio 1999 gli Stati membri dell’UE aderenti all’area dell’euro le hanno trasferito la sovranità monetaria. Obiettivo primario della politica monetaria condotta dal SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi”. E’ una specie di Banca sovranazionale che ha una personalità giuridica distinta e dei compiti e diritti fondamentali quali il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote all’interno dell’area dell’euro-  questo è il significato della “sovranità monetaria” –la gestione delle riserve valutarie ufficiali dei paesi nell’area dell’euro, la politica del cambio con paesi terzi e la promozione del buon funzionamento del sistema dei pagamenti”. In questo modo essa può controllare e valutare le politiche economiche messe in atto dagli stati membri della “Zona euro”, proponendo anche delle soluzioni (non vincolanti) se sorgono dei problemi.

Si parla anche tanto di “inflazione”. “Aumento progressivo del livello medio generale dei prezzi, o anche diminuzione progressiva del potere di acquisto (cioè del valore) della moneta. Il fenomeno può avere molteplici cause, sia reali sia monetarie, e assumere forme differenti”. La ricerca della cause dell’inflazione è un argomento su cui tutti i più grandi economisti della storia hanno sempre discusso, dando risposte molto diverse (qui trovate le posizioni fondamentali a riguardo) ed è anche uno dei temi che ritroviamo spesso nei nostri manuali scolastici di storia. I prezzi aumentano gradualmente e la nostra moneta ci permette di comprare meno beni (perde appunto “potere d’acquisto”). Uno dei compiti della BCE è proprio quello di controllare che l’inflazione non superi il 2%.

Chiudiamo questa breve “carrellata” di termini con quello che secondo me è il più divertente: le “agenzie di rating”. Un’agenzia di rating o agenzia di valutazione è una società che assegna un giudizio o valutazione (rating) riguardante la solidità e la solvibilità di una società emittente titoli sul mercato finanziario”. Questi enti si occupano di indicare agli investitori a quali società affidare i propri soldi (e quindi quali titoli comprare) attribuendo ad esse delle valutazioni (in genere in lettere). Più la valutazione è alta, più la società in questione è stabile e affidabile. Le più conosciute e nominate sono sicuramente Standard & Poor’s, Moody’s Investitor Service e Fitch Ratings. Prima parlavo di termine “divertente” perché sull’affidabilità delle agenzie di rating si discute da molto tempo, eppure sono tenute in grande considerazione dai nostri mass media (che continuano a spaventarci con le loro svalutazioni). Solo per fare alcuni esempi, pochi giorni prima del crack della “Parmalat” o del fallimento della “Lehman Brothers” le agenzie di rating avevano alzato la loro valutazione attribuendo a queste aziende la massima stabilità finanziaria. C’è anche chi afferma (come il presidente della BCE Mario Draghi) che si potrebbe benissimo vivere anche senza di loro.

Spero che questo breve viaggio nelle parole possa esservi d’aiuto le prossime volte che le sentirete utilizzare!

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