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Itinerario: da Piazza della Scala a Via Filodrammatici

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Questo sarà il primo di – spero – una serie di itinerari, seguiti da me e da alcune compagne di viaggio. Ho avuto questo bisogno, spinta dalla triste sensazione che nessuno di noi conosca veramente la città in cui vive, Milano. Spesso vi succede di non saper riempire i sabato pomeriggio in altro modo che andando in Corso Vittorio Emanuele a fare le vasche di shopping, annoiati e consci di star buttando via il tempo? Questo è un buon inizio. I miei sono consigli umili, non voglio pretendere di essere una guida o un’esperta di questa città: vorrei solo rendere partecipi anche i miei lettori delle “scoperte” che mi rendono così piacevolmente sorpresa ogni volta.

C’è una Milano nascosta, inconsueta, un po’ segreta, antica: queste passeggiate vogliono essere il mezzo per non renderla banale ai nostri occhi e per scoprire gli angoli più curiosi, interessanti e suggestivi della nostra città, che di solito ai più appaiono sbiaditi e vengono dimenticati.

Proprio per questo, il primo itinerario si svolge proprio a due passi dal Duomo.

Siamo partite da Piazza della Scala, un pomeriggio soleggiato di una domenica di marzo e, sul percorso, attraverso la Galleria, abbiamo incontrato una simpatica processione di probabili attori in maschera, vestiti con preziosi abiti di broccato e raso, dall’aria seicentesca. Piazza della Scala non presenta evidenze archeologiche, ma dei ritrovamenti del IV-V secolo a.C. hanno permesso di ipotizzare in quest’area l’insediamento dei Celti.

Da Piazza della Scala, percorrendo la Galleria Vittorio Emanuele, abbiamo raggiunto Piazza del Duomo.

Al n° 19/A, dove inizia Via Silvio Pellico, ci siamo accorte di due corrimano di ottone annerito che uscivano dal marmo della pavimentazione. Li abbiamo seguiti e, scendendo le scale, abbiamo riconosciuto i locali dove un tempo aveva sede lo I.A.T., il centro d’informazioni e accoglienza turistica. E’ da qualche anno che l’ente è stato trasferito in Piazza Castello, probabilmente per la poca visibilità dell’entrata e per la sbadata superficialità della maggior parte dei turisti. Un vero peccato, a mio avviso. Vi sareste ritrovati a percorrere un lungo corridoio, che sbuca in un enorme locale arredato in stile “ultramoderno”, da rimanerci attoniti. Quando abbiamo scoperto questo posto, non c’era nessuno: specchi ad ogni parete, schermi sospesi, moltissime poltrone di vernice gialla, enormi sculture bianche poste fra il soffitto e il pavimento un po’ a mo’ di colonne, lampade cangianti simili a veli. Avreste inoltre potuto camminare su una lastra di vetro che protegge i resti di alcuni edifici romani, del periodo imperiale e tardo imperiale-medievale, che conferiscono alla stanza un’atmosfera ancora più particolare. All’epoca, stupite che non ci fosse nessuno, avendo chiesto a cosa fosse destinato quel luogo, ci è stato risposto che era per chiunque volesse rilassarsi, studiare, leggere, pensare. Sarebbe stato un luogo perfetto anche per una festa in grande stile.

Risalite in superficie, siamo entrate nel Duomo. Abbiamo optato per raggiungere il Battistero di Santo Stefano: arrivate alla biglietteria nei pressi degli ascensori, abbiamo sorpreso il custode con una sigaretta accesa in bocca all’interno dello stanzino, in compagnia di alcuni allegri amici militari. Il Battistero di Santo Stefano è il più antico milanese: attualmente è visibile solo la vasca battesimale, di forma ottagonale. E’ stato utilizzato per molto tempo, dal 500 d.C. circa fino al XII secolo.

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Uscite dal Battistero, volgendo le spalle alla facciata del Duomo, abbiamo costeggiato i portici di destra fino ad arrivare in via Mengoni, quindi ci siamo incamminate verso Piazza dei Mercanti, che si apre a pochi metri dall’inizio di via Dante, sulla sinistra. Questa piazza, un vero gioiellino milanese, fu sistemata fra il 1228 e il 1251: in quello che un tempo era il suo centro, sorge il Palazzo della Ragione o Broletto Nuovo, dove, in epoca comunale, si tenevano le assemblee cittadine e dove veniva amministrata la giustizia. Il Palazzo della Ragione, di architettura romanica civile, fu fatto erigere dal podestà milanese Oldrado di Tresseno, raffigurato a cavallo in un altorilievo posto sulla sommità del quarto pilastro della facciata rivolta verso Piazza dei Mercanti. In una sottostante iscrizione in latino vengono esaltati i suoi meriti: di aver innalzato il palazzo e di aver mandato al rogo numerosi eretici…

Un altro particolare interessante è il bassorilievo inserito nel secondo arco, dalla parte di via dei Mercanti: raffigura una simpatica bestiola, la “Scrofa semilanuta”, da cui, secondo la leggenda, sarebbe derivato il nome di Milano (dal latino “in medio lanae”).

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Da qui siamo ritornate nella Piazza e, appollaiate su un pozzo del XVI secolo, siamo rimaste a contemplare la silenziosa e deliziosa piazzetta, incorniciata dalla Loggia degli Osii, dal balcone della quale venivano pronunciate le sentenze e i bandi del comune, alla destra di questa dal barocco Palazzo delle Scuole Palatine, sulla cui facciata si trovano le statue di Sant’Agostino e del poeta latino Ausonio e, sul lato corto della piazza, dalla gotica Casa dei Panigarola, dal nome della famiglia che per tradizione aveva il compito di redigere, ordinare ed emendare la legislazione comunale. Da notare assolutamente la cornice del portone più grande, dipinta con piccoli deliziosi fiori rossi.

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Abbiamo così abbandonato Piazza dei Mercanti e, continuando verso Piazza Cordusio, da dove abbiamo imboccato via Broletto, dopo circa 200 metri sulla destra, abbiamo svoltato in uno stretto viottolo, Via dei Bossi. L’abbiamo risalita e, arrivate nell’omonima piazzetta, abbiamo imboccato Via dei Filodrammatici: al n° 1 sopravvive un portale di epoca sforzesca, uno dei pochi esemplari a sesto acuto rimasti a Milano, ornato di rilievi tardogotici. Nella chiave di volta sono scolpite tre teste: al centro Francesco Sforza, ai lati Giulio Cesare e Alessandro Magno. Modesto, il padrone di casa.

Alla fine del nostro giro ci siamo ritrovate al punto di partenza, arricchite di almeno una nuova consapevolezza: i luoghi diventano più interessanti se il nostro sguardo si fa più attento . La percezione del bello, a mio avviso, è qualcosa che parte della curiosità e viene acuita attraverso l’esercizio dell’osservazione.

Foto: balnaszorp

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2 thoughts on “Milano segreta, I

  1. Pingback: Poesia di una Milano prosaica | In Vero Vinitas

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