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Qualche settimana fa ha destato grande scalpore il video dell’intervista al deputato cinque stelle Paolo Bernini, in cui egli riportava alcune tesi complottistiche del noto documentario Zeitgeist. Al di là della sterile polemica che ne è seguita, è interessante cercare di capire un po’ meglio come funzionino e quale sia la meccanica di queste teorie.

Zeitgeist pero non è altro che la punta di un iceberg molto più profondo. La galassia delle teorie alternative, delle “controstorie” e delle teorie del complotto è sterminata e variegata. Sono numerosi i siti internet specializzati ed è facile, navigando sul web, venire a conoscenza delle più disparate teorie. Si passa dalle più “canoniche” e conosciute, come quella dell’11 settembre o del l’assassinio di J.F.K., alle più strane ed occulte, come i rettiliani di David Icke o la “solita” massoneria, ma la lista potrebbe andare avanti all’infinito.

Non si tratta però di un fenomeno esclusivamente digitale, basta vedere la collana di libri di storia della Newton Compton per rendersi conto che le teorie del complotto sono molto più diffuse di quanto comunemente si creda. “Il libro segreto di papa Ratzinger“, “La cospirazione Da Vinci” sono titoli emblematici per questo tipo di pubblicazioni.

Sarebbe interessante capire se si tratti di un fenomeno recente o se invece sia qualcosa di più vecchia data. I “Protocolli dei Savi di Sion“, che sono un po’ il “classico” del genere, risalgono ad inizio ‘900 e dubito esistano testi altrettanto articolati e complessi ad esso precedenti. Mentre è abbastanza ovvio che siano sempre esistite spiegazioni alternative a quelle “ufficiali” è più problematico capire se queste costituissero qualcosa che oggi chiameremmo “teoria del complotto”.

Il complottismo, infatti, non si limita ad offrire una diversa interpretazione di alcuni fatti storici e non è semplicemente una teoria differente da quella “ufficiale”. Esso ha invece alcune caratteristiche peculiari che travalicano l’aspetto esclusivamente contenutistico.

In primo luogo le teorie del complotto richiedono una sorta di alone esoterico: le loro non sono soltanto spiegazioni differenti da quella ufficiale, sono spiegazioni che, nella loro narrazione, sono costrette ad essere non ufficiali. Sono portatrici di una Verità che viene sistematicamente osteggiata e nascosta, e che, altrimenti, resterebbe celata. Basta visitare la homepage di luogocomune o di disinformazione.it, per aver prova di quanto sia importante, nell’economia di queste teorie, l’aspetto occultistico-esoterico. Per “costruire” una teoria del complotto che funzioni, si deve saper convincere della sua “sconvenienza politica, a poco gioverebbe invece avvalersi di tesi storiografiche. Per dirla in soldoni: se gli Stati Uniti non avessero dichiarato guerra all’Afghanistan, la portata delle teorie complottistiche sull’undici settembre sarebbe stata di molto minore. E’ un meccanismo piuttosto elementare, che funziona spesso (vedasi anche la propaganda creazionista) e alla luce del quale si può fare una prima sottile distinzione. Il complottismo non è semplicemente revisionismo storico: non è una pratica settoriale ma ha una naturale tendenza mainstream. Inoltre non cerca una legittimazione tramite il parere di esperti o un riesame delle fonti (elementi che, se ci sono, passano in secondo piano) bensì presentandosi come verità alternativa, osteggiata ed occulta.

Vi è poi almeno un secondo aspetto che caratterizza il complottismo e riguarda la sua naturale predisposizione narrativa. Prima e più che teorie, quelle del complotto sono grandi, straordinarie, narrazioni. Non si limitano a riportare una vicenda storica, loro scopo è raccontarla. Forse proprio questo è il loro tratto più caratteristico: esse ricercano nelle vicende, negli avvenimenti della storia un filo rosso, una sorta di logos che la attraversi. In una sua bella intervista -che riporto qui sotto- Umberto Eco, mettendo a fuoco alcuni elementi cardine di quella che lui chiama “paranoia del complotto”, paragona la stessa idea di complotto ad una sorta di “piccolo dio hegeliano”.

Credo che si possa provare a prendere sul serio questo richiamo al pensiero del filosofo tedesco. In un loro articolo su Micromega Fabio Perelli e Davide Mancino concludevano: “Osservando con attenzione, non possiamo fare a meno di notare come alla base del complottismo vi sia il tentativo di trovare collegamenti fra fenomeni in apparenza distanti, di unire fra loro frammenti di prove, conoscenze, eventi. Ma per molti aspetti questo è lo stesso atteggiamento su cui si fonda la scienza: l’idea che per qualsiasi fenomeno esistano delle spiegazioni. Come nel “Mito della caverna” di Platone, il caso è soltanto un’ombra che oscura la verità, che ci impedisce di raggiungerla. Il nostro scopo sarebbe dunque quello di liberarci dalle catene, uscire dalla caverna e guardare la realtà così com’è. Tutto molto bello, in teoria. Ma sarà davvero possibile?

Il complottismo sarebbe dunque il prodotto di un eccessiva razionalizzazione: il pensiero non riconoscerebbe i propri limiti e pretenderebbe di spiegare l’inspiegabile, di razionalizzare l’irrazionalizzabile. In quest’ottica si può vedere nel complottismo una sorta hegelismo volgarizzato e imbastardito, un tentativo di ordinare e sistematizzare ciò che altrimenti rimarrebbe assurdo e incomprensibile. I templari prendono il posto del Geist, ma la struttura storicistica di queste costruzioni rimarrebbe la stessa.

Di certo l’accostamento di un gigante della filosofia come G.W.F.Hegel a questi prodotti sottoculturali non può che far accapponare la pelle. Tuttavia, non è affatto assurdo immaginare alcune di queste teorie come trasposizione nella cultura bassa di una forma mentis storicistica, elaborata, in precedenza, dalla cultura idealista. Il senso comune, d’altronde, non è affatto un insieme monolitico di conoscenza, bensì una realtà fluida e dinamica che riceve e rielabora i frutti più avanzati di scienza, filosofia e altre discipline.

La mia, ovviamente, è solamente un’ipotesi esplicativa, ma credo sia molto importante approfondire e sviluppare questo argomento. Il fenomeno del complottismo è una vera e propria galassia da studiare ed esplorare: non soltanto è affascinante dal punto di vista culturale, ma è anche estremamente importante nel discorso sociale e politico. Giusto ieri Canipo ha messo in luce nel suo articolo alcune analogie fra Hitler e Grillo, un ulteriore aspetto potrebbe proprio essere la presenza di teorie complottistiche e dietrologiche, caratteristica costante dei gruppi di estrema desta.

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One thought on “Il grande vecchio

  1. Altro aspetto meritevole di osservazione é l’aspetto “catartico” di queste teorie: tutte trasmettono l’appagante idea di fondo che vi sia qualcuno o qualcosa dietro ai mali del mondo e la possibilità di scaricare le proprie ansie ed insicurezze su un entità esterna é una facile scorciatoia per chi non é in grado o non vuole affrontarle.

    Le realtà alternative dei complottisti sono spesso più “appaganti” della realtà stessa: Il presidente Kennedy non é stato ucciso da un singolo folle ma é stata una complessa messa in scena di servizi segreti e mafia; le torri gemelle non sono state distrutte da un manipolo di terroristi ma da una complessissima operazione congiunta di migliaia di militari americani; gli extraterrestri sono tra noi ed il governo collabora con loro ecc. Queste realtà alternative tentano di colmare con la fantasia realtà apparentemente meno affascinanti.

    Consiglio un ottimo articolo di MedBunker sulla pervasività delle teorie complottiate (che colpisce un po tutti anche se non ce ne rendiamo sempre conto): http://medbunker.blogspot.it/2010/09/io-complottista-1.html

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