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schede bianche ovunque

Alcune teorie cromatiche sostengono che, oltre alle sette tinte principali, si possano aggiungere due non-colori che assumono un significato eticamente simbolico: il bianco ed il nero. Spesso visti come opposti, sinonimo rispettivamente del Bene o del Male, essi sono associati ad una concezione del mondo come campo di battaglia in cui l’individuo è chiamato a scegliere per quale schieramento battersi. In questi ultimi giorni, tuttavia, il primo di questi due colori ha assunto un significato ben differente da quello appena riportato.

Il bianco ha infatti assunto il significato dell’astensione, il bene manicheo si è tramutato nell’ignavia di Ponzio Pilato. I simboli vengono in mente a seconda di quale sia la bandiera politica che li usa, ma non credo che ciò aiuti una buona analisi sulla dignità della scheda bianca. All’interno della nostra politica democratica non possiamo infatti rinunciare alla possibilità della non-decisione. Occorre però considerare quali siano i motivi che spingano verso l’astensione e valutare, in base a questi, se il voto bianco divenga un esercizio della libertà del votante, oppure manifesti la sua pochezza in fatto di coraggio e di responsabilità.

Partiamo dunque dallo scenario in cui la scheda bianca appare come un fatto evidente e di forza. Le recenti votazioni in parlamento per affidare la presidenza delle due camere saranno (rischiando scarsa obiettività, ammetto) il banco di prova per valutare le potenzialità della scheda bianca. Nel corso delle giornate di venerdì e sabato abbiamo infatti visto le maggiori forze politiche usare questo tipo di espressione. Usi che implicano in sé modi completamente diversi di concepire la scheda bianca.

La prima ‘votazione albina’ delle due giornate è stata quella delle forze di centrodestra, centro e centrosinistra. Nella giornata di venerdì il centrosinistra ha infatti usato il voto bianco in seguito al fallimento delle trattative intrattenute con l’ennesima forza politica dell’emiciclo – quella che ha scelto la stessa collocazione dei ‘montagnardi’ nella Rivoluzione Francese. In questo caso la scheda bianca del centrosinistra ha inteso una sospensione temporanea del voto in vista di una possibile riapertura delle trattative entro il giorno seguente. Riapertura che non si è verificata, e voto che nel frattempo ha permesso il proseguimento delle votazioni, favorendo l’ideazione delle nuove strategie della forza politica astensionista in questione; strategie che la giornata di sabato ha visto vincenti. Il centro e il centrodestra hanno usato la scheda in maniera molto simile, ma con un destinatario ed un messaggio molto più vacuo, esprimendo il proprio desiderio di una scelta dei presidenti condivisa da tutte le forze parlamentari.  In questo caso il voto bianco appare più inefficace, ma nel breve termine ha impedito che si avanzassero specifici candidati che si sarebbero poi dovuti ritrarre, in caso di accordi successivi. Tutti venerdì sapevano però che le camere sarebbero rimaste senza presidente, e cambiare idea nella notte avrebbe dato luogo ad una non trascurabile ineleganza formale riguardo alle decisioni politiche prese dalle due coalizioni di minoranza.

Il giorno seguente, il voto bianco ha assunto forza e significati ancora diversi. Proprio in virtù della non presentazione di un candidato ufficiale già citata per il centro ed il centrodestra, il centrosinistra ha potuto presentare due suoi candidati a sorpresa, presentazione che ha messo in subbuglio le due aule, e che è riuscita a rendere la situazione vantaggiosa per i suoi promotori. La mattina, alla Camera dei Deputati, i numeri hanno dettato legge, mentre, durante il pomeriggio, la ‘tecnica politica’ ha visto scriversi una delle pagine più tattiche del nostro tempo. A suon di votazioni, infatti, il Senato della Repubblica è giunto al ballottaggio tra i due maggiori candidati presentati dalle forze politiche, nel particolare il candidato del centrodestra e quello del centrosinistra. Davanti a questa situazione, la scheda bianca è stata invocata dalle forze di centro e dai già citati ‘montagnardi’. Nel caso del centro, il voto bianco è risultato cosa facile; l’equidistanza dalle due forze politiche proponitrici, il salvare eventuali trattative per la formazione di un governo, la scarsa durezza di posizioni della propria forza politica su quale fosse il possibile avversario, hanno fatto sì che tutto lo schieramento senatoriale votasse compatto esprimendo la non-posizione.

Diverso è stato per i ‘montagnardi’. Loro di ragioni per preferire uno dei due candidati l’avevano; dopo una campagna elettorale combattuta all’insegna dell’onestà dei candidati e del ricambio dei personaggi della politica, si sono trovati a dover scegliere (o a rinunciare di scegliere) tra un candidato che non era altri che il presidente uscente, già indagato per rapporti con la mafia, ed un altro che, prima dell’elezione a parlamentare, è stato capo della Direzione Antimafia, dunque un esponente della società civile, per quanto schieratosi partiticamente. Tuttavia nel regolamento interno dei ‘montagnardi’ sussiste anche la norma di non avere a che fare con le vecchie forze politiche. ‘Scegliere’ implica una contraddizione normativa, ‘non-scegliere’ vuol dire rischiare di rinunciare al cambiamento e permettere alla vecchia politica di fare il solito gioco sporco, quindi diventare complici indiretti del gioco stesso. Qualche senatore si fa dunque uno scrupolo e preferisce la contraddizione normativa alla complicità. Il resto poco ci interessa riguardo all’argomentazione  attorno al voto bianco.

La domanda che ci sorge da elettori è: ma si poteva evitare tutto questo giro di astensioni? Se l’elettorato fosse stufo di questi meccanismi complessi, non sarebbe forse più onesto che potesse manifestare il proprio scontento già alle elezioni con un voto di protesta riconosciuto?

Il modo più istituzionale per protestare in sede elettorale è tuttavia uno strumento ormai a noi ben noto: la scheda bianca! (tanto per cambiare). Peccato che il non-voto non goda di molto credito, dal momento che tutti temono che, sfoggiando il proprio dissenso nel modo più onesto e lecito concesso, il proprio rifiuto diventi ‘miracolosamente’ un voto al partito per cui è simpatizzante lo scrutinatore. Questo perché, benché la nostra legge elettorale conceda l’astensione, non ne garantisce la difesa. La conclusione vorrebbe dunque essere questa: in una possibile ed eventuale nuova legge elettorale, non ci potrebbe essere una maggior tutela per la scheda bianca? Tipo un quadratino nell’angolo da crociare invece delle caselle dei partiti …

Tanto anche i nostri politici sanno quanto sia utile, se non necessario, il voto bianco.

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