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Un’accoglienza solo all’apparenza fredda, quella di Strasburgo. Temperatura sotto lo zero e copioso fioccare hanno conferito a questi tre giorni di marzo un’atmosfera natalizia e pittoresca. Questo viaggio in Alsazia è stata la conclusione di un progetto finanziato dall’Unione Europea e organizzato dall’associazione Caritas ambrosiana: l’obiettivo dei quattro incontri preliminari era rendere consapevoli i partecipanti delle possibilità che offre la cittadinanza europea e la stesura di “raccomandazioni”, da sottoporre alle autorità, il cui fine fosse avvicinare la popolazione alle istituzioni di questa Organizzazione internazionale. Protagoniste delle giornate sono state le visite alla sede strasburghese del Parlamento Europeo e del Consiglio d’Europa, nonché quella del centro storico di Strasburgo, un vero gioiellino, incantevole sotto la neve.

L’edificio del Parlamento Europeo è imponente, un grande anello di vetro dalla solida struttura d’acciaio: condizionata dalla mia visione, che potrebbe essere considerata utopistica, dell’Europa, mi sono lasciata suggestionare dall’immagine. Trasparenza e robustezza, caratteristiche care alle Istituzioni Europee. All’entrata, le bandiere dei 27 Paesi dell’Unione svettano in cima ad altissimi pali bianchi. Superata l’entrata e i metal detector, è comparso il sentore del tipico disagio che a molti Italiani all’estero è capitato di provare. Infatti sulla piazza al centro dell’”anello” si affacciano numerosi piani di finestre, che percorrono tutta la circonferenza: delle tre bandiere esposte, difficile non notare quella della Padania. Non c’è da stupirsi, finché compare il nome di Borghezio fra gli europarlamentari italiani. All’interno dell’edificio, dopo aver percorso sali-scendi a vista, aver incontrato lungo i corridoi altri gruppi di visitatori, hostess, funzionari in trasferta da un ufficio all’altro, siamo entrati nell’emiciclo. Con nostra grandissima sorpresa, era semivuoto. Dei 754 eurodeputati che costituiscono il Parlamento, solo una ventina occupavano le poltroncine blu e, a turno, si alzavano per leggere le proprie opinioni riguardanti l’ordine del giorno, l’approvazione del bilancio. Come ci ha poi spiegato l’eurodeputata italiana che ha dato la sua disponibilità ad incontrarci, l’aula è al completo soltanto durante le ore del giorno destinate alla votazione dei provvedimenti. Ogni intervento, pronunciato nella lingua madre del parlamentare di turno, è simultaneamente tradotto nelle altre 22 lingue ufficiali e informatizzato, così da essere reperibile subito dopo essere stato pronunciato dai deputati non presenti. I deputati hanno un minuto a testa per ogni discorso, ogni punto delle leggi da approvare è discusso prima della votazione, stabilita da un orario preciso. Quando non sono presenti, gli eurodeputati lavorano in altri uffici, nelle commissioni e nei gruppi (l’onorevole ha tenuto a precisarci che solo una ventina su 754 sono dei nullafacenti). E’ stato suggestivo, soprattutto, esser riusciti a cogliere l’intervento dell’europarlamentare ungherese Tabajdi, che ha mostrato inquietudine e preoccupazione per la situazione del suo paese e ha esortato l’Unione Europea a porre maggiore attenzione alle mosse autoritarie e antidemocratiche che Orbàn, il premier di Budapest, sta mettendo in atto.

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Il Consiglio d’Europa, da non confondere con il Consiglio Europeo, ha sede in un palazzo vicino al Parlamento. Con l’Unione Europea non c’entra quasi niente: infatti ne fanno parte ben 47 paesi. Fu fondato nel 1959 con il Trattato di Londra e l’obiettivo di questa organizzazione internazionale è promuovere la democrazia, la tutela dei diritti umani, la ricerca di soluzioni per le questioni sociali nei paesi membri. Ha competenze vastissime, che spaziano in ogni campo immaginabile: l’unico ambito in cui non può intervenire è quello bellico. Rispetto alle sue origini, ha perso il ruolo centrale nel corso dei decenni, dal momento che le iniziative stipulate dal Consiglio d’Europa non sono vincolanti per gli Stati. Tuttavia, le sue finalità sono altissime: promuovere il primato del diritto, consolidare una cultura europea che vada al di là dei singoli interessi nazionali, rafforzare le democrazie esistenti e fornire una guida ai sistemi politici in transizione verso la democrazia stessa.

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Strasburgo, oltre ad ospitare le sedi di tali Organizzazioni internazionali, è una cittadina deliziosa. Appositamente scelta per questo compito per la sua posizione strategica, da sempre contesa fra Francia e Germania, sta a simboleggiare la suggellata pace tra i due paesi e la cooperazione instaurata tra tutti gli Stati che via via si sono aggiunti e che ora formano l’Unione Europea (e diventeremo sempre di più, la Croazia entrerà a farne parte questo luglio 2013). Ricorda un po’ Amsterdam, per i canali e le biciclette, un po’ Praga, per l’architettura delle tipiche case del centro storico, si parla francese, ma sulle insegne si leggono parole tedesche. I suoi abitanti, nelle ultime due generazioni, hanno cambiato nazionalità tre volte. La storia, con ogni avvenimento, i più sofferti e i più festeggiati, ha forgiato questo gioiello al centro d’Europa, che è diventato l’emblema della riconciliazione alla fine delle guerre fratricide e della nuova vitalità della cultura europea che permea ogni identità nazionale rappresentata.

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Foto: Balnaszorp

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