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…ed infine il giovane matematico, sogghignando, aggiunge: “Con tutto il rispetto per te, ma non finirò mai di prenderti per il culo perché fai filosofia. Perché dovete farvi tutti questi problemi inutili o meglio, queste “seghe mentali”? Almeno noi matematici sì che ragioniamo, e di problemi ce ne sono eccome!” L’aspirante filosofo rimane zitto, pensieroso. È sicuro di sapere come rispondere, ma ora non gli sovviene niente e risponde semplicemente con un: “Contento te…”

Poi, mentre se ne torna a casa, preso dai suoi pensieri, l’aspirante filosofo ha un sobbalzo: “Ma certo, Galileo! Come ho fatto a non pensarci prima! Avrei potuto rispondergli come ha fatto Galileo al Signor Lotario Sarsi (alias Orazio Grassi) nel suo “Il Saggiatore”: “…la cosa non istà cosí. La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi agli occhi (io dico l’Universo), ma non si può intendere, se prima non si impara a intendere la lingua e conoscer i caratteri ne’ quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri sono triangoli, cerchi ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro labirinto.” Amico matematico, la lingua che tu parli è la stessa della filosofia per Galileo, ed insultando me non fai altro che insultare te stesso e la tua professione!”

Qualche giorno dopo poi, mentre l’aspirante filosofo è a lezione (o sta “perdendo tempo con quella robaccia della filosofia” come dice qualcuno), sente parlare di un certo Giambattista Vico, che nel “De antiquissima Italorum sapientia” (“L’Antichissima Sapienza degli Italiani”) così parlava delle scienze: “Perciò l’uomo, nell’atto di indagare la natura delle cose, si accorge alla fine di non poterle toccare in nessun modo, perché non ha in sé gli elementi che producono l’esistenza delle cose composte. Ed anche perché questo dipende dalla limitatezza della sua mente; infatti tutte le cose sono fuori di lui. A questo punto volge questo difetto della sua mente in vantaggio, e mediante quella che chiamano “astrazione” si finge due cose: il punto, che può essere disegnato, e l’uno, che può essere moltiplicato. E si tratta certo di due finzioni: il punto, infatti, nel momento in cui lo disegni non è più punto e l’uno, quando lo moltiplichi, non è più uno. […] E in questo modo si è creato come un mondo di forme e di numeri, che comprende in sé l’universo. […] Così l’umana curiosità, mentre investigava sul vero a lei negato dalla natura, partorì due scienze utilissime all’umanità, l’aritmetica e la geometria. […] La scienza umana è nata da un’imperfezione della nostra mente, ossia dalla sua estrema limitatezza”. E l’aspirante filosofo allora pensò: “Certo, grandissima cosa la matematica, e utilissima per la vita dell’uomo, però è solo una gran finzione che questo filosofo un po’ datato (siamo nel 1710) credeva di aver scoperto. Filosofia batte ancora Matematica… siamo 2 a 0…”

Finalmente in mensa, discutendo con il suo giovane amico “malato” della sua stessa “malattia”, l’aspirante filosofo sente questa sentenza del grande Wittgenstein sul problema che lo sta assillando tanto: Solo con lo zaino colmo di filosofia posso scalare l’enorme montagna della matematica.”. “E bravo Ludwig, con questo gli avrei proprio dato il colpo finale! A conti fatti saremmo 3 a 0, palla al centro!” conclude finalmente l’aspirante filosofo sicuro ormai della sua vittoria.

Tornato a casa sta ormai per formulare la sua risposta all’amico matematico facendo leva sui tre pensieri che ha raccolto nel corso delle sue giornate, quando lo sguardo gli cade su un libro, proprio di Wittgenstein, il “Tractatus logico-filosoficus”. Lo apre all’ultima pagina e legge la settima e ultima proposizione: “Su quello di cui non si può parlare, si deve tacere. Ci riflette su un po’ e poi gli crolla tutto quello che aveva costruito: “Chi sono io per avere l’autorità per giudicare la Filosofia superiore alla Matematica. In fondo ho studiato solo un’esigua parte di entrambe le discipline. Non sono ancora in grado di esprimermi a favore dell’una o dell’altra. Mi conviene tacere, e parlarne quando ne saprò di più. Certo che se anche il mio amico matematico avesse ragionato così… Va bè, fa niente, sarà per la prossima volta. Magari al nostro prossimo incontro sarà un po’ più maturo…”

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One thought on “La risposta del filosofo

  1. Come diceva Socrate: ” Ma forse, signori miei, dio è davvero sapiente e in questo suo responso vuol dire che la sapienza umana val poco o niente. E dice: ” Socrate […] è tra voi , signori l’uomo più sapiente e chi come Socrate ha compreso che la sua sapienza non ha nessun valore”

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