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Motta_Visconti-Stemma

Assai triste è parlare oggi della situazione in cui versa l’araldica. Constatiamo che tale scienza, già in grande onore per molti secoli, è oggi purtroppo quasi caduta in oblio, perché così si è voluto, delittuosamente. Si tratta probabilmente dell’unica arte sacrificata a preconcetti ideologici e politici errati.

Dopo essermi imbattuto in questa frase a seguito di una ricerca tra il serio e il faceto su Google utilizzando la parola chiave araldica oggi, non ho potuto esimermi dal ricercare ulteriormente, nei meandri di quel demoniaco strumento tecnologico, ulteriori informazioni, credendo ben poco a parte della frase qui sopra riportata e opera di un fantomatico Dipartimento Consiglio Araldico.

E se grande è la confusione sotto il cielo dei risultati di ricerca, tra nobilotti telematici, loro scagnozzi savoiardi, sanguisughe coalizzate in falsi enti che aspettano solo che emerga un desiderio di ricerca – tipicamente italiano – di eventuali antichità nobiliari di famiglia per spillare soldi et cetera, proviamo a tracciare un brevissimo bilancio, seguito da alcune considerazioni.

Il mirabile instrumentum meglio conosciuto come treccani.it riporta così:
araldica Anticamente definita ‘arte del blasone’, l’a. è la scienza che analizza e interpreta gli stemmi, ne studia le fonti, l’origine e la storia e ne stabilisce le regole; […] Attraverso l’interpretazione simbolica delle figure e dei colori che compongono lo stemma, fornisce all’araldista gli strumenti per ricostruire la storia del suo possessore […] È considerata scienza ausiliaria della storia per il supporto che fornisce alla storia generale e a quella locale, all’archeologia e alla storia dell’arte e a scienze affini come la sigillografia, la numismatica, la genealogia, ma anche alla codicologia, alla bibliografia, alla storia delle biblioteche, poiché l’identificazione di uno stemma può stabilire la datazione o la provenienza geografica di un reperto o di un codice, la proprietà di un immobile, la committenza di un’opera d’arte.
Definizione limpida, che ci aiuterà a non svalutare il peso di questa scienza.

Punto di estremo interesse nella suddetta pagina (cui direttamente rimando per ulteriori informazioni) risulta essere questo:
La stagione dell’a., durata dal 12° al 18° sec., subì un arresto durante la Rivoluzione francese. L’Assemblea Costituente nel 1790 abolì la nobiltà, i privilegi feudali e di conseguenza gli stemmi, definiti simboli della tirannide, di cui fu ordinata la distruzione. In tutta Italia i governi rivoluzionari imitarono le leggi antiaraldiche francesi, e dai palazzi e dalle sculture vennero scalpellinati numerosissimi stemmi. […] In Italia Nel 1869 venne istituita la Consulta a. , organo consultivo del sovrano in merito ai titoli nobiliari e alle nuove concessioni, che, nel 1905, pubblicò a opera del barone Antonio Manno, commissario del Re, un Regolamento tecnico-araldico che fissava le norme per gli ornamenti esteriori degli stemmi e, nel 1906, un Vocabolario araldico ufficiale. Dopo la caduta della monarchia in Italia la Costituzione repubblicana ha stabilito che i titoli nobiliari non sono più riconosciuti dallo Stato, anche se si può continuare a farne uso, mentre i predicati a essi annessi, se anteriori al 28 ottobre 1922, fanno parte del nome.

In sostanza, i nobili non possono più fare i conti e marchesi di, ma possono usare il loro stemmino in giro per ricordare i tempi in cui avevano non avevano bisogno di andare in televisione a ballare per rendersi noti; ma l’araldica è anche gentilizia e civica, e nel paese dei Comuni non può non destarci curiosità, soprattutto in vista di splendide creazioni che la storia ci ha consegnato.
Quindi si evince che l’araldica non sia morta con il 1948 e che per necessità, sia di stemmi per i comuni istituiti nel dopoguerra, sia del riammodernamento di comuni già esistenti, gli araldisti – se così si possono definire – abbiano avuto qualcosa da fare; navigando ancora sugli azzurri mari telematici si scopre che effettivamente così è, ma anche che, purtroppo, i suoi moderni figli non sono all’altezza di quelli del tempo in cui si poteva cantare le donne, i cavallier, l’arme, gli amori, le cortesie, l’audaci imprese e che le nostre entità territoriali siano purtroppo portatrici di pessimi blasoni:


MS Paint ’95 per lo stemma calabro che viene così definito:
Racchiuso in una cornice ovale, è inquartato in croce di Sant’Andrea, con le seguenti figure disposte con riferimento a chi le guarda: in ALTO il pino laricio, verde in campo d’oro, poggiante su una linea dritta; in BASSO una colonna con capitello dorico, d’azzurro in campo d’oro, poggiante su una linea ondulata; a SINISTRA la croce bizantina; a DESTRA una croce potenziata; entrambe le croci, nere in campo d’argento.
Il pino laricio rappresenta le bellezze naturali della regione. La colonna ricorda l’età della Magna Grecia. La Croce Bizantina, ricorda l’impero bizantino di cui la Calabria ha fatto parte. La Croce Potenziata, già presente negli stemmi della Calabria Citra e della Calabria Ultra, ricorda il valore dei crociati calabresi durante la prima crociata
.
Giustificazione splendida, peccato per l’incompetenza in campo grafico.

È effettivamente un blasone? Non sembrerebbe nemmeno, tanto che l’antichissima rosa camuna potrebbe essere tranquillamente scambiata per un logo opera di un grafico superpagato.
La Lombardia si salva in corner con il gonfalone, il cui carroccio supplisce le mancanze ma crea al contempo un contrasto stridente.

La Lombardia ci regala un ennesimo splendore:

La scellerata giustificazione ci viene stavolta presentata, dal sito ufficiale di questo comune alle porte di Milano, per punti:

1 – LA MONETA: simbolo di ricchezza
2 – L’APE: simbolo di laboriosità
3 – L’ALA: simboleggia l’aeroporto
4 – L’ACQUA: simboleggia l’Idroscalo

Inutile spendere parole su questo stemma, che purtroppo grida da solo.

Senza dilungarci ulteriormente possiamo concludere che l’araldica non è morta, ma si trova in coma per colpa di cattive compagnie.

Further readings (perchè anche se l’inglese non ci piace dobbiamo usarlo):
1. http://www.g-briotti.com/usnb/Araldica/C02.htm
2. http://www.consiglioaraldico.com/
3. http://www.treccani.it/enciclopedia/araldica/

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