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C’è poco da dire: in queste elezioni, tanto Sel, quanto l’intero centro-sinistra, hanno perso. E hanno perso su tutta la linea oserei dire. Eviterò l’ennesima analisi politica su Grillo, sul Pd e su annessi e connessi, ma vorrei mettere a fuoco un punto che credo sia stato capitale in questa campagna elettorale.

Si tratta del problematico rapporto che ha, da ormai molto (troppo) tempo, la sinistra, col tema della comunicazione. Ieri stesso sono stato ad una lunga riunione provinciale di Sel, dove questo aspetto è stato toccato ma, a mio avviso, non giustamente valorizzato.

In generale credo che i partiti di sinistra siano allergici alla questione: la comunicazione è una “cosa di destra”, “da fascisti” e da berluscones. Forse, dopo l’ennesima sconfitta, bisognerebbe mettere in discussione questa ferma convinzione. Se Sel non è cresciuta rispetto alle scorse tornate elettorali, e se non è riuscita neppure ad intercettare i voti in uscita dal Pd, il problema non riguarda prevalentemente i programmi, nè le idee, nè l’essere più o meno radicali. Gran parte di questo fallimento (non tutto, ovviamente) è dovuto proprio all’incapacità che questo partito, e l’intera coalizione Italia Bene Comune, hanno incontrato nel convincere le persone e nel valorizzare le proprie idee.

Prendiamo un caso concreto, ad esempio il reddito minimo garantito. Si tratta di una proposta che Sel ha fatto propria da tempo, contribuendo a raccogliere le firme necessarie per farla discutere in parlamento. Il Movimento 5 stelle ha questa stessa legge in programma ed è riuscito a darle un notevole risalto, facendola sembrare una proposta originale. Ovviamente il problema non riguarda il “copiare” o condividere dei punti del programma. Si tratta piuttosto di un caso sintomatico dell’incapacità che ha la sinistra nel saper convincere della bontà delle proprie proposte. Se lo dice Grillo piace ed è sulle bocche di tutti, se lo dice Sel non se lo fila nessuno.

Sarebbe troppo comodo e semplicistico imputare questo alla “bravura” del Casaleggio/Grillo/Berlusconi di turno. Si giudichi ciò come si preferisce, ma le elezioni non si vincono con i soli programmi: bisogna sapere parlare alle persone e convincerle della bontà delle proprie idee. I partiti della sinistra devono saper rinnovare le loro forme di comunicazione, non si può pensare di parlare alla gente come si faceva negli anni ’70. Per quanto io apprezzi Bersani, devo ammettere che la sua è stata una campagna elettorale ben poco entusiasmante e convincente.

Se tra i più giovani Pd e Sel hanno uno scarso seguito è proprio per l’incapacità che queste forze politiche hanno nel parlare ad intere generazioni. Se un ragazzo volesse fare una visita ad un meetup grillino non ha che da visitare il rispettivo sito; se volesse sapere qualcosa su un circolo Sel troverebbe difficilmente qualcosa su internet. Lo stesso successo di Renzi è legato, oltre che alle istanze di rinnovamento della classe dirigente che porta avanti, alla grande capacità comunicativa che lo contraddistingue e non certo al fatto di essere più moderato di altri.

In generale, credo che si possa essere di sinistra anche cercando di allargare il proprio pubblico, oltre quello consueto degli ex PCI e degli ex sessantottini. Per farlo però non basta aggiungere la parola “giovani” al proprio programma; si devono saper usare nuove modalità per comunicare le proprie idee. Oltre allo stracitato blog di Beppe Grillo, un esempio interessante è quello di Pippo Civati. In quato caso non si tratta soltanto di una trovata da campagna elettorale, ma di un veri e proprio canale di contatto, discussione e partecipazione.

Forse occorre ripensare al modo stesso con cui si fa politica. Io, personalmente, non credo all’estrema digitalizzazione verso cui si muove il movimento cinque stelle. Tuttavia è indubbio che la vecchia struttura del partito vada rinnovata: i circoli, ad esempio, restano fondamentali, ma devono essere integrati  in una rete più ampia. Sin dalle più piccole sezioni si deve cercare una comunicazione col proprio territorio ed internet è una grande occasione per far tutto ciò. Certo, ad oggi sarebbe già un successo trovarli, i circoli, su internet.

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3 thoughts on “Comunicare non è bestemmiare

  1. Hai completamente ragione…. per farsi eleggere devono farsi sentire ed internet è un ottimo mezzo….. beh penso sia simile al motivo per li quale voi abbiate aperto questo blog…. per farvi sentire ed esprimere le vostre opinioni e idee ad altri !

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